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A cura di Alberto Rovi

Il presbiterio

La realizzazione del presbiterio fu attuata nel 1629 da Antonio e Domenico Cassina di Piazza, presso Cernobbio, località dalla quale provenivano diverse maestranze esperte nell’arte muraria. Il disegno che dovevano realizzare era stato predisposto dal parroco di Piazza, Angelo Bianchi, che da fonti dell’epoca sappiamo essere stato scultore e stuccatore.


Il destino di quella parte di chiesa era quello di essere prima ornata ma poi più volte riprogettata ed ampliata nel secolo seguente. Nel tardo Seicento ebbe i maggiori abbellimenti: infatti nel 1683-84 stucchi nel coro e nella facciata (tutti perduti) furono plasmati da uno dei più esperti specialisti, Giovanni Battista Barberini, di Laino. Possiamo farcene una idea entrando nella chiesa comasca di S. Cecilia a Porta Torre decorata dal Barberini.

Nel 1930, Mario Albertella affrescò nel catino absidale il tema del Trionfo della Croce, suggerito da mons. Alessandro Macchi, in quell’anno nominato vescovo di Como. Il tema dei simboli della Passione, già presente nell’antica cappella del Crocifisso, veniva logicamente riproposto dietro l’altare maggiore la cui immagine è proprio il miracoloso Crocifisso.

L’Albertella ridipinse la calotta sopra il presbiterio rappresentando la Trinità con Gesù che regge la croce fra angeli e, nei quattro pennacchi, i Dottori della Chiesa: S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Agostino e S. Gregorio Magno.

L'altare maggiore

Il miracoloso Crocifisso è racchiuso in una edicola realizzata nel 1815 e disegnata, forse, dal marchese Malaspina di Pavia. È rivestita di tessuto cremisi fra le colonne dai capitelli indorati e dai fusti scanalati in marmo verde con basi e rudentature dorate che reggono un tempietto neoclassico a base ellissoidale. Il lavoro fu affidato agli scultori di Viggiù, Girolamo Butti e Ludovico Argenti. Le dorature furono eseguite da Costante Bianchi.


L’elegante trabeazione in marmo bianco ripropone il marmo verde nel fregio che è ornato da festoni dorati retti da testine d’angelo. Dorate sono pure le mensole della cornice lungo il bordo della quale si ergono le quattro statue di angioletti (in pietra di Viggiù dorata, degli scultori Butti e Argenti) che fanno corona al Cristo risorto alla sommità della cupoletta, opera in legno dorato di Antonio Grignaboldi.


Il tempietto è prospetticamente inquadrato da due statue di bronzo dorato raffiguranti l’Addolorata e S. Giovanni di Giuseppe Siccardi (1934).Queste due figure sono rivolte ai fedeli, ma, per avere senso compiuto, dovrebbero rivolgersi al Crocifisso come in tutte le crocifissioni. Prima di queste statue ce n’erano altre due di grandi angeli adoranti, ora nella chiesa di Rovello Porro (Como).

Altre due più piccole statue di angioletti che reggono le catene spezzate sono ai piedi del Crocifisso.
 

Gli organi

Nel presbiterio si affrontano due grandiose casse d’organo barocche in legno intagliato e dorato.


Il primo strumento fu realizzato dal grande organaro Carlo Prati di Gera Lario nel 1679-80. Prima si usavano un regale e un piccolo organo portativo.


Il Prati fu sostituito nel 1807-08 da un Serassi che fu a lungo il maggiore strumento del comasco con le sue due tastiere, 86 registri e 3119 canne. Il Serassi fu parzialmente riformato dai Vegezzi-Bossi nel 1900-01.


L’organo oggi funzionante è un Balbiani posizionato dietro l’altare maggiore.

 

Caratteristiche tecniche di questo organo fornite cortesemente dall'erede degli Organari Balbiani: collocato nel 1962, N° 1 Manuale: 58 note - 30 pedali - Trasmissione pneumatica - facciata muta.

Registrazione: Principale 8'    Ottava 4'    Ripieno 2'  5 file    Voce Celeste 2 file   -  Bordone 16'.