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La Confraternita della Ss. Annunciata

Istituita secondo tradizione nel 1236 dal canonico Erasmo Campacci dopo la costruzione di un piccolo oratorio dedicato alla Vergine Annunciata nel luogo ove ora sorge il Santuario, la “Scola” o Confraternita della Ss. Annunciata raccolse subito un folto gruppo di uomini dediti al culto della Madonna.

Nel 1274 si narra del passaggio a Como di Pietro Angelerio detto del Morone (futuro pontefice con il nome di Celestino V), di ritorno dall'incontro con il Pontefice a Lione, e della fondazione, nella sede dell'oratorio gestito dalla Scola, di un convento di monaci detti "Celestini".
Attualmente, lo studio di alcuni documenti notarili sembrerebbe posticipare l'istituzione della Confraternita al 1331 in seguito alla donazione del Campacci per l'erezione di un monastero di Celestini.

Ma è dopo il 1401, quando la chiesa dell’Annunciata ricevette in dono il prezioso Crocifisso che la Confraternita si dilata dalla città di Como alla diocesi. E’ del 1478 un documento in cui si elencano, oltre a Confratelli comaschi, anche altri componenti provenienti da Gravedona, Rezzonico, Caslino, Torno, Guanzate.

Il 25 marzo, solennità dell’Annunciazione, del 1529 ricorreva il giovedì santo. Il Ss. Crocifisso era portato in processione per la città dai Confratelli dell’Annunciata; il confratello comasco Bernardino Binazzi detto Badinazzo del borgo di Porta Nuova ebbe l’onore di tenere tra le sue mani il simulacro del Crocifisso nel momento in cui avvenne il miracolo delle catene. Altri, provenienti da Capiago, Cernobbio, Marinone e cinque Confratelli comaschi di cui due appartenenti alla nobiltà cittadina, don Giampietro Paravicini e don Francesco Olgiati, testimoniarono al processo canonico per il riconoscimento del miracolo.

Nel 1578 la Confraternita contava 42 elementi, come si deduce dai decreti della visita apostolica del Vescovo di Vercelli: portavano l’abito bianco con pazienza nera (così come era l'abito dei monaci Celestini) e recitavano l’«Ufficio nuovo» della Madonna tutte le feste e facevano celebrare a proprie spese le sacre funzioni.

Successivamente, nel 1610, il Vescovo di Como, mons. Archinti diede alla Confraternita una struttura giuridica (non esistevano più, già a quel tempo, documenti che comprovavano la fondazione originaria della Confraternita)  e l’anno successivo, con l’autorizzazione del Vescovo stesso, i Confratelli ottennero il permesso di aggregarsi alla Confraternita dell’Annunciata eretta in Roma presso S. Maria sopra Minerva.

Soppressa per ben tre volte, due sotto il dominio austriaco (1761 e 1798) e una con Napoleone (1806) che priva tutte le associazioni religiose dei loro averi, con l’istituzione della Fabbricerie nel 1807, si mettono le basi per la Confraternita dell’Annunciata per risorgere a nuova vita che, nel 1817 conta trecento iscritti, tra cui vengono nominati sei fabbriceri con il compito di amministrare la chiesa.

Sorta con un indirizzo esclusivamente religioso, seppe alimentare la devozione al Ss. Crocifisso e alla Madonna. Ebbe anche la funzione di sostenere materialmente la chiesa, ingrandendola e arricchendola di opere artistiche e risvegliando di anno in anno l’interesse verso un Santuario tanto importante.

E' tradizione che anche lo scienziato comasco Alessandro Volta ebbe l'onore e il privilegio di farne parte; in un testo del 1901 scritto dal sacerdote Callisto Grandi, così si legge: "Tradizione altresì vuole che Volta in gioventù si onorasse di portare, credesi una fiata, l'antichissima Croce, sulla quale già si venerava il Santissimo Crocefisso nel 1529, essendo questo a' suoi tempi un privilegio riservato ai nobili. Quando per l'età e per mutate circostanze non poté più intervenirvi personalmente, volle però sempre assistere allo sfilare di sì cara processione, e si fece legge di recarsi al Santuario per baciarvi il Santo Simulacro".

E in una lettera che il Volta scrisse il 20 marzo 1807 al Canonico Bellani di Monza: "Ricevetti già i di Lei saluti per mezzo del professore Configliachi, e giorni sono la graditissima sua col grazioso invito di venir a godere a Monza dei suoi favori, e della bella e divota funzione del Venerdì santo. Ma io conto di non perdere neppur quest'anno quella del Giovedì in Como (ndr. Fino a metà del sec. XX la processione del Venerdì santo si svolgeva la sera del Giovedì); prevalendo l'amore della patria, e la divozione dell'effige colà tanto venerata del Santo Crocifisso". 

("Volta nel suo studio", sulla parete una riproduzione del Ss. Crocifisso: quadro realizzato nel 1899 dal pittore Arturo Ferrari su commissione di san Luigi Guanella)