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A cura di Alberto Rovi

Cappella di S. Girolamo Miani

È la prima cappella a sinistra. Opera degli Artigianelli di Monza (sec. XX) in un vano di scarsa profondità fronteggiante il battistero. I marmi e i bronzi neobarocchi dell’altare di san Girolamo Miani rendono onore alla figura del laico veneziano che svolse la sua straordinaria ed esemplare attività caritativa in Veneto, Lombardia e dal 1535 a Como.


San Girolamo Miani è il fondatore dei Padri Somaschi che reggono il Santuario del Crocifisso dal 1893.


Il dipinto di Gersam Turri (1931) raffigura il Santo mentre insegna a pregare a un orfano.
Ai lati del dipinto due lastre in bronzo raffigurano san Girolamo che seppellisce i morti di peste e la distribuzione del pane agli orfani e sono ispirate alle stampe sulla vita del Santo del secolo XVII realizzate dall'incisore tedesco C. Sas su disegno del francese J. Stella.
In alto, sul cupolino della piccola cappella, la Gloria di san Girolamo.
A terra: lo stemma della famiglia Miani (una pannocchia di miglio).

Cappella del Battistero

La piccola cappella battesimale (la prima a destra) è conclusa da una absidiola semicircolare dove sopra lo zoccolo, fra lesene ioniche, il pittore Onorato Andina nel 1857 ha raffigurato il Battesimo di Cristo nel campo centrale, proseguendo illusionisticamente col paesaggio nei campi laterali.


Oltre al fonte battesimale racchiuso in una custodia in legno scolpito degli Artigianelli di Monza (sec. XX), è oggi esposto un importante stendardo sei-settecentesco che reca da un lato l’effige del Crocifisso e dall’altro l’Annunciazione, recentemente restaurato grazie all'intervento della Classe 1942 dell'Associazione comasca "La Stecca".

Lo stendardo veniva portato in Processione il Giovedì santo e successivamente il Venerdì santo dai Confratelli della Ss. Annunciata.

Cappella del Sacro Cuore già del Crocifisso

La seconda cappella a sinistra era in origine la cappella della Confraternita dell’Annunciata che possedeva il Crocifisso che qui era esposto nella nicchia dell’altare, come ci testimoniano i documenti e iconograficamente uno dei più antichi quadri della galleria degli ex-voto.


Vi è dipinta l’ancona marmorea dell’altare  realizzata dai ticinesi Marc’Antonio e Francesco Fossati di Arzo, su progetto dell’architetto del Duomo di Milano Carlo Buzzi (1638). L’ancona è scolpita secondo il gusto dell’epoca in marmi neri, bianchi e rossi, con dorature ai capitelli compositi e alla cartella la cui scritta profetica

HAVRIETIS AQUAS IN GAUDIO
DE FONTIBUS SALVATORIS
(Is12)

(Nella gioia attingerete le acque dalle fonti del Salvatore)


L’iscrizione allude al sacrificio di Gesù, come vi allude, in basso il volto di donna velata im marmo bianco a rilievo tra festoni. Il timpano curvo si spezza lasciando spazio ad una glorietta che racchiude una tela di Giovanni Paolo Recchi con la figura a tre quarti dell’ Ecce Homo.
Della bottega dei Recchi erano anche i dipinti della cappella del Crocifisso dedicati alla Passione e Resurrezione (1649), in parte rimossi e spostati nella cappella a nord del presbiterio (Cappella della Croce).
Tele e affreschi furono restaurati dal pittore lecchese Andrea Fleissner (1856).


La cupoletta che sovrasta la cappella è contigua ai locali superiori che un tempo furono la sede della Confraternita.
Nel tamburo della cupola sono modellati ad altorilievo angeli con i simboli della passione opera dello stuccatore Francesco Sala (1638-40, già citato in un documento del 1637), cui si deve anche la bella decorazione delle finestre e della cupola.

Un altro stuccatore Francesco Rusca detto il Castello di Campione realizzò invece nel 1648 nel vano della cappella gli stucchi che decorano le pareti, in parte perduti e sostituiti con figure di Evangelisti a grisaglia.

La nicchia ospita attualmente una statua del Sacro Cuore scolpita dal milanese Alessandro Cappuccini e realizzata dalla Ditta Rozzi-Speluzzi di Milano nel 1916 per volere del Parroco Priore Giovanni Ceriani che, successivamente, consacrò la comunità alla protezione del Sacro Cuore.

Cappella dell'Immacolata

La cappella (seconda a destra) è sovrastata da una cupola rialzata su tamburo con otto finestre, ma oggi illuminata solo dal lanternino.


Il grande pittore figurista Carlo Inncenzo Carloni di Scaria Intelvi, uno dei maggiori esponenti del rococò internazionale, richiese la collaborazione del pittore quadraturista Giuseppe De Vincenti detto il Comaschino, il quale a sua volta subappaltò le decorazioni “alla cinese”, quelle più minute, a Domenico Dobler.


Nella cupola è dipinta la Vergine Immacolata accolta in Paradiso. Nei quattro pennacchi sottostanti sono raffigurate le tre virtù teologali, cui si aggiunge l’Umiltà, tutte accompagnate da figure di angioletti.
La Fede è connotata dalla croce e dal giogo; la Speranza, con mano sul petto e  lo sguardo rivolto in alto, da gigli e rose; la Carità dall’amore di una madre che dà senza nulla pretendere; l’Umiltà, con lo sguardo rivolto in basso e le mani sul petto, calpesta una corona stando vicina ad un agnello.
Alle pareti laterali due tele del Carloni dalla mossa cornice mistilinea raffigurano la Natività della Vergine e la Presentazione della Vergine al tempio (1725).

Nella nicchia dell’ancona marmorea dell’altare una bella statua di marmo bianco raffigura l’Immacolata. L’opera è un abile adattamento iconografico di un’altra immagine: nel 1936 si fece aggiungere sotto i piedi una semplice falce di luna, in marmo, e un’aureola di stelle dorate attorno al capo della donna che calpesta un drago. Era la statua di Santa Margherita realizzata dallo scultore barocco Pietro Lironi nel 1672 per la chiesa delle monache di Santa Margherita (già in via Borsieri-viaTorriani): ora è l’Immacolata.

Cappelle del transetto

 

Le due ampie cappelle che si affrontano definendo il transetto sono dedicate rispettivamente a San Giuseppe e alla Ss. Annunciata.

L’altare di S. Giuseppe, originariamente intitolato a San Lorenzo martire, ospita un gruppo ligneo policromo novecentesco.

L’altare dell’Annunciata sovrasta il sarcofago del vescovi Abbondio, Consolo, Esuperanzio (sec. XVII) trasferito per volere del vescovo Macchi dalla basilica di S. Abbondio e da lui consacrato nel 1934. La grande ancora barocca in marmi policromi ospita una tela con l’Annunciazione del secolo XVII.