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La Cappella della Pietà

La terribile peste scoppiata in Lombardia nel 1630 e descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi è ricordata anche in questo Santuario.


Ciò che accadde a Milano in quegli anni in cui si avvicendarono carestia, guerra e pestilenze avvenne anche nelle altre città della Lombardia e non risparmiò la città di Como.
La mortalità era molto alta, gli abitanti della città ridotti a circa seimila; per ragioni di igiene ed evitare il propagarsi del morbo si provvide a dare sepoltura ai morti non più nei sepolcreti delle chiese, ma in aree situate fuori dalla città murata adiacenti a conventi.


La municipalità di Como, durante la pestilenza stabilì che nelle aree attigue alla chiesa dell’Annunciata sorgesse un pubblico cimitero che accogliesse le salme dei morti per la peste (probabilmente era sito in via Lucini a poca distanza dal Santuario ove venne eretta una cappellina ora persa).
Nel 1636, a sei anni dall’epidemia, i resti dei morti furono riesumati e composti dalla pietà dei cittadini in un unico sepolcreto nell’atrio del Santuario (entrando da sinistra); in una piccola cappella semibuia, dietro a un’ampia finestra inquadrata da una cornice in marmo nero di Varenna, si trovano allineati i teschi dei morti per la peste del 1630; sullo sfondo il gruppo della Pietà con la Vergine Maria che accoglie tra le braccia il Figlio morto.


Sotto l’inferriata una lastra di marmo reca una epigrafe latina che, tradotta in italiano, così recita: “Oh quante famiglie stanno raccolte in quest’unica tomba! Sono prodigi della morte, questi! Dall’ingente ecatombe di Comaschi vittime della peste del 1630, la carità dei superstiti riuscì a raccogliere i resti in quest’ossario l’anno 1636. O Passante, non essere avaro di suffragi, qui dove in così gran numero li implorano. Non sei giusto se neghi una preghiera in comune a coloro verso i quali sei forse debitore uno per uno”.
 

 

La lapide dei caduti della Prima Guerra Mondiale

 

Di fronte alla cappella della Pietà è collocata la lapide che ricorda i parrocchiani caduti nel primo conflitto mondiale.

La cerimonia di inaugurazione si svolse il 27 Luglio 1919.

Tra i giovani parrocchiani si leggono i nomi degli Ex-Alunni del Collegio Gallio: Giovanni Campi e Nemesio Baj Rossi, figlio del sostraio (commerciante di pietra e pietrami per strade) Angelo.

Sono ricordati anche i tre fratelli Pedraglio, figli di Roberto fabbricante di manufatti in terracotta poco distante dal santuario.